Questo gioco, come ogni altro gioco, ha le sue regole di base. Per favore, seguile.
Nulla deve succedere che possa stabilire qualsivoglia relazione. Questo è il prezzo della seduzione. Il segreto non deve essere rotto, anche a rischio di cadere in una storia banale. Perché è all’ignoto che si cede più impulsivamente; è all’ignoto che uno sente la più totale, la più istintiva sottomissione, che è un’altra delle regole del gioco e parte della sua natura arbitraria, che da sola infiamma la passione.
È inoltre necessario non avere alcun motivo; il nostro approccio non deve avere senso se vuole avere una possibilità di successo nella sfera della stranezza, dell’assurda complicità, del consenso fatale. Siamo stanchi di solidarietà, contratti e scambi. Vogliamo acconsentire a tutto, a patto che sia assurdo, abbiamo gran voglia di consegnarci a tutto, finché la richiesta è irrazionale. È proprio perché gli stessi sacerdoti della C si sono sottomessi a un compito insensato che ottengono (o sperano di ottenere) dagli altri questa irrazionale complicità che nessuna considerazione di buon senso avrebbe mai potuto ispirare.
L’altra fonte di passione, che è opposta in una certa maniera a quella della sfida, è la segreta volontà di sottomettersi ciecamente al desiderio dell’altro. Tu non ne avrai profitto, ma la C si prenderà carico della tua vita per un certo periodo di tempo. Sei liberato dalla tua vita e dalla responsabilità di viverla. Benedetto e benefico tutto ciò che ti strappa dalla tua stessa vita e ti porta nell’imprevisto, nel non voluto, nel disimpegno del sogno.
Rispetto alle idee di libertà e di autonomia individuale, che esauriscono se stesse correndo dietro alla loro stessa ombra (c’è del desiderio genuino in tutto questo?), quanto più sottile, più straordinaria, più discreta e arrogante insieme l’idea che qualcun altro si occupi della tua vita. Qualcun altro l’anticipi, la compia, la realizzi, secondo un patto dove tu rinunci alla responsabilità per qualcosa che comunque non ti appartiene, e che è molto più semplice da gustare senza una costante direzione della volontà.
Alla fine non è più assurdo che affidarsi alle decisioni di uno stato, o di una lotteria.
Solo Nuova Babilonia può funzionare come calamita inconscia per questo genere di gioco. La città è costruita come una trappola, un intrico che inevitabilmente, e tuttavia fortuitamente, conduce la persona alla maschera. Per forza di cose, ognuno recita a Nuova Babilonia; tutti si ingannano vicendevolmente, tutti lo sanno (da qui la speranza abbastanza ragionevole di riuscire a farsi imbrogliare senza precauzioni di sorta).